domenica 2 marzo 2014

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In questo momento di grave instabilità, la notte del 2 agosto 1958, due giovani minatori, Enzo Boccalini e Azelio Giustarini, vedono stupefatti, sulla volta della galleria, compresso nel carbone, lo scheletro dell’ominide. L’oreopiteco che l’antropologo Johannes Hürzeler di Basilea, cercava a Baccinello da un decennio e che ormai, visto il clima di smobilitazione della miniera, disperava di trovare, tant’è che aveva già deciso di tornare in Svizzera quella mattina stessa.
“Sandrone”, il nome spassosamente assegnato dai minatori al reperto, secondo gli studi più recenti era una scimmia di sette milioni d’anni fa, capace di contrapporre l’indice al pollice e di camminare eretto ma nonostante altre analogie non è imparentata con l’uomo. Questo primate, dalla sua origine alla sua estinzione, è vissuto nell’intervallo di tempo compreso tra nove e sei milioni d’anni fa. Al presente il fossile si trova nel Museo di Paleontologia di Firenze.
Sulle ali del clamore sollevato in tutto il pianeta, il ritrovamento aveva acceso qualche illusoria speranza per le sorti della miniera ma, il 20 luglio 1959, la COMIBA era posta in liquidazione chiudendo, così, definitivamente il capitolo minerario.
Il tributo versato in vite umane nel bacino minerario Baccinello-Cana è stato di venti decessi per infortunio sul lavoro.
Oggi, a ricordare quel passato sono rimasti alcuni edifici, gli ex ingressi alle gallerie “Longhi”, “1a Nord” e “Sud”, quest’ultimo adibito a cantina, ed una porzione dell’impianto per la cernita del minerale. Altri ex ingressi alle gallerie si trovano nel territorio di Cana.
Tutte le testimonianze, al momento, sono in mani private. L’auspicio è che quanto prima a Baccinello si possa realizzare un centro di documentazione a memoria del passato minerario di questo operoso villaggio

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