domenica 2 marzo 2014

Il mio Paese....un po' di storia...



Baccinello

Baccinello, frazione de Comune di Scansano, a circa 25 chilometri ad est di Grosseto trae le proprie origini dall’attività mineraria che si sviluppò nei terreni dell’omonima Fattoria, dalla quale, il borgo, ha preso il nome. Gli affioramenti di lignite erano già noti alla fine dell’ottocento ma, l’attività mineraria vera e propria, ebbe inizio nel 1916 durante il primo conflitto mondiale e andò avanti fino al 1959, intervallata da periodi di sospensione più o meno prolungati.
All’inizio, essendo il territorio privo di strade carrozzabili, per agevolare lo smercio del carbone fu costruita una ferrovia che nel 1918 raggiunse la stazione di Rispescia, ma sarà abbandonata nel 1921 quando la Società Ansaldo, che svolge attività nella vicina ricerca mineraria “Cana”, costruisce un tronco ferroviario che da Grosseto raggiunge la località Arcille, dove viene attestato alla ferrovia della Soc. Valdarno Mineraria ed elettrica del Valdarno, divenuta concessionaria della miniera di Baccinello.
Nell’annuale denuncia d’esercizio la Valdarno dichiara 590 occupati al 9 febbraio 1921. Tra ricorrenti crisi, l’attività mineraria va avanti fino al 1930 quando è prima ridotta al minimo e nel mese di luglio abbandonata.
Nel 1936, la Società Agricola Industriale Maremmana (SAIM), ottiene la concessione mineraria “Baccinello” e la ricerca mineraria “Cana”, fonda un gruppo minerario unico e riprende i lavori interrotti e abbandonati dalla Valdarno nel 1930, occupando circa 140 operai.
Nel 1941, di nuovo la Valdarno subentra alla consociata S.A.I.M. nella gestione delle miniere. Durante il secondo conflitto mondiale, per le difficoltà dei trasporti ferroviari a causa del conflitto mondiale, l’attività estrattiva viene sospesa. Le miniere tornano a produrre nel 1946 e raggiungono la massima occupazione nel 1947 con circa 610 dipendenti, allorché si profila una nuova crisi dovuta all’andamento negativo del mercato delle ligniti, porta alla gestione commissariale delle miniere ricorrendo ad una cooperativa di minatori, appositamente costituita: LAMIBA (Lavoratori Miniere Baccinello). Al termine della gestione commissariale, per divergenze sorte con la proprietà mineraria rivelatisi insanabili, la mattina del 1° marzo 1949 i minatori occupano le miniere agli ordini di un Comitato di gestione operaia promosso dai sindacati. L’occupazione si protrae fino a domenica 25 settembre quando, per l’intervento delle forze dell’ordine, i minatori sono fatti uscire e la Valdarno ottiene il reintegro nella proprietà delle miniere. Tra alti e bassi, si va avanti fino al 1954 ma il primo ottobre, lamentando perdite economiche, la Valdarno sospende i lavori, licenzia gli operai e provvede alla chiusura e allo sbarramento dei cantieri minerari.
Nel 1956 nasce la COMIBA (Cooperativa Minatori Baccinello) che rileva le concessioni minerarie della Valdarno, e con circa 180 operai riprende l’attività estrattiva.
Grazie alla favorevole congiuntura del mercato delle ligniti, agevolata dalla crisi di Suez che provoca gravi difficoltà ai rifornimenti di petrolio all’Europa occidentale, la cooperativa riesce a pagare i debiti contratti per la ristrutturazione del sotterraneo e dei servizi esterni, ed a migliorare e rinnovare alcuni impianti. Il periodo favorevole è, tuttavia, di breve durata e la miniera di Baccinello, come le altre miniere di lignite, deve di nuovo fare i conti con il crollo del marcato e le avverse ricadute economiche, occupazionali e sociali.

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